Le Streghe di Venezia, Sébastien Perez, ill. Marco Mazzoni, L’Ippocampo, 2025

 

COSA: nel 2045 il mondo è straziato dalla diffusione di un virus che trasforma chi contagia in morti viventi bramosi di carne umana. In questo scenario disumano Simone, decidendo di aiutare due infetti, scopre che la pandemia potrebbe essere la conseguenza di una terribile
vendetta risalente al XV secolo

CHI:  per chi non si ferma alle apparenze delle cose e delle persone, per chi sa mettersi nei panni degli altri senza pregiudizi e per chi è ancora convinto che alla violenza segua altra violenza e che la soluzione a ogni torto sia un’atroce vendetta

PERCHÈ: è una storia che parla dei pregiudizi e della paura verso chi è diverso, della paura di essere braccati e di vivere ai margini della società, della disperazione che diventa sublime vendetta ma anche di aiuto, di amore, di coraggio, di speranza e della voglia di combattere
per un mondo migliore.

Grazie a Serena Casiraghi per questa recensione!

E per chi non si accontenta di tre parole ecco la recensione completa fatta da Serena:

Se si legge il libro superficialmente, la storia che si percepisce è quella di un ragazzo che deve destreggiarsi in un mondo post-apocalittico popolato da creature simili agli zombie, e quindi di fatto il racconto appare non più originale della trama di un qualsiasi film di fantascienza di modesta qualità. Ma ovviamente il libro è molto più di questo, è una metafora di come certe volte alcuni gruppi etnici vengano condannati perché ritenuti scomodi dal governo o perché vittime dei pregiudizi di quella parte della società che detiene il potere. E non dobbiamo pensare che barbarie di questo genere appartengano a un passato che abbiamo condannato a gran voce perché in verità, anche se in modo meno eclatante, esse avvengono tutt’oggi intorno a noi.
Nel libro la parte offesa è rappresentata dai malati, ossia quelle persone che hanno contratto il virus ma che grazie al siero che devono prendere regolarmente possono vivere come persone normali senza più essere contagiose. Eppure sono guardate con diffidenza e odio, vivono ai margini della città, sono spesso vittime di linciaggi o nei migliori dei casi ignorati e lasciati languire tra gli edifici ormai semidistrutti. L’esasperazione li porta a non prendere più il siero e a far ricomparire i sintomi che li rendono delle creature bramose di carna umana come protesta contra un governo che li disprezza e che indirettamente li vuole sterminare
(infatti il siero contiene segretamente un contraccettivo proprio per evitare le nascite ).
In questo libro però l’emblema della vendetta è rappresentato da Emilia, una strega vissuta nel XV secolo a Venezia. Con le sue conoscenze dava una mano a molte donne ma le è bastato negare per scrupolo morale il suo aiuto alla donna sbagliata per precipitare in un incubo. La città, scoperta che era una strega, si è rivoltata contro di lei, anche le stesse donne che aveva aiutato invocavano la sua morte e, con le fiamme che si levavano alte dal tetto della sua casa, è costretta scappare da Venezia come un animale braccato. La sua profonda delusione verso quelle persone che considerava amiche e innocue, trasfigurate dall’odio che provavano non tanto per Emilia ma per la strega e la minaccia di un altro imminente linciaggio la portano a un disperato tentativo di difesa e, ovviamente, di vendetta che avrà conseguenze disastrose nel futuro.
Questi atti di ribellione, come nel mondo reale, non sono che il triste e sbagliato risultato di una violenza perpetrata in modo sistematico che genera un rancore che si alimenta di giorno in giorno diventando sempre più irreversibile. I nemici esistono, ma alcuni sono tali perché siamo noi stessi a crearli, e forse ci vorrebbero più Simone che sono pronti ad aiutare il prossimo, che vanno oltre i pregiudizi e che ragionano con la propria testa, che sanno distinguere l’individuo dalla massa e che vogliono costruire un mondo basato sull’amore e sulla speranza, non di certo sull’odio.