Una notte un assassino, Malika Ferdjoukh, trad. Chiara Carminati, Pension Lepic, 2023
COSA: una notte un assassino si aggira per le strade buie e fredde con l’odio che luccica
nei suoi occhi. Ha appena commesso un omicidio ma non sa che quello non sarà il suo
ultimo crimine, e a provocare l’assassino saranno proprio cinque innocenti bambini
CHI: per chi non ha paura delle notti fredde, dei film spaventosi o di presenze in agguato nel
buio, ma teme invece l’odio infondato dell’uomo che distrugge se stesso e la sua specie
PERCHÈ: questo libro non è solo un thriller da leggere alla sera con un brivido lungo la
schiena, ma è una metafora del nazismo che cerca di spiegare come esso si sia evoluto,
lentamente e indisturbato, sotto i nostri occhi.
Grazie a Serena Casiraghi per questa recensione!
E per chi non si accontenta di tre parole ecco la recensione completa fatta da Serena:
Come dice il libro stesso, contrariamente alla consuetudine si scopre alla prima pagina chi è
l’assassino. Quando lo si incontra per la prima volta però è solo un bambino, un monello,
certo, ma pur sempre un bambino. Allora man mano che si prosegue la lettura ci si chiede
come ha fatto un bambino a diventare, più che un uomo, l’essenza dell’odio all’interno di un
corpo umano. Forse si deve risalire a quel lontano episodio in cui una povera anatra brutta e
piccola viene quasi ammazzata da un ragazzino perché aveva osato prevalere sulle altre
anatre più belle e più forti di lei. L’assassino in erba, che a quel tempo si chiamava Leo, non
è spaventato da ciò che è appena successo ma dalla possibilità che quell’anatra possa un
giorno vendicarsi, e allora la uccide. Forse qua si potevano già cogliere i segnali che
avrebbero reso Leo un assassino, ma l’episodio sembrava così insignificante, come all’inizio
pareva esserlo il nazismo.
Leo poi cresce e diventa il signor N, illustratore di libri per bambini e dotato di un odio
completamente sviluppato. Disprezza tutto ciò che non è forte, bello, atletico, che non è
bianco e che non ha né gli occhi azzurri né i capelli biondi. Per ironia della sorte però il
signor N è piccolo e ha i capelli scuri, e questo sicuramente deve dargli molto fastidio. Se il
suo corpo avesse rispettato i suoi standard, il suo odio tremendo sarebbe stato sostituito da
un incredibile compiacimento di se stesso? Probabilmente sì, ma purtroppo non è andata
così. Non si sa però come queste sue convinzioni siano nate, né quando si siano sviluppate
e, come le origini del nazismo, il suo inizio rimarrà misterioso e allo stesso tempo alla portata
di tutti.
I terribili avvenimenti che si svolgono in quella gelida notte sono figli di un incredibile
malinteso: Un biglietto anonimo scritto da un bambino innocente recanti le parole ‘siete
colpevole abbiamo le prove’ e trasportato dal vento nelle mani di un assassino può avere
conseguenze tremende. All’inizio il signor N teme che qualcuno l’abbia scoperto, ma la
paura viene presto sostituita da una cieca rabbia quando scopre che la casa da cui proviene
la lettera è abitata da una famiglia ebrea. Al signor N non importa che nella casa ci siano
solo dei bambini, vede loro come il suo peggior nemico ed è deciso a sterminarli tutti.
Perché la terribile opera dei nazisti non è stata fermata o smascherata prima? Si chiedono
storici, sociologi e gente comune. La risposta potrebbe essere che nessuno vuole
veramente vedere il male che accade accanto a sé fino a quando esso non lo riguarda
direttamente. Questo è sicuramente quello che fanno le signorine Perrucci, sempre così
attente a quello che fanno i loro vicini ma pigre nell’accorgersi della lotta che avviene nel
giardino accanto e delle grida che si alzano dal tetto. Ma, visto che siamo tutti diversi a
questo mondo, c’è pur qualcuno che si accorge di quello che sta accadendo, per la
precisione un ragazzo cieco che decide di agire perché non vede con gli occhi ma bensì con
il cuore.
