L’ISOLA DI ARCANGELO
Luisa Mattia
Beisler Editore, 2014
La ragazza che guarda il lettore dalla copertina porta addosso i colori del mare, del bosco e dell’ombra che attraversi mentre cresci. Si chiama Kate e porta addosso i colori dei suoi due mari: quelli più freddi e scuri dei fiordi norvegesi tra cui è cresciuta e quelli limpidi e chiari delle acque toscane dell’isola su cui si trasferisce al seguito dei genitori. L’acqua qui è più chiara, ma l’isola le regala sprazzi di selvatico, stradelli tra boschi, richiami di animali, caprili abbandonati. Il selvatico lo porta cucito addosso, nella sua natura e nei modi di fare, anche Gelo che crescendo ha mantenuto del nome con cui è stato battezzato – Arcangelo – solo la parte che secondo la madre è emersa, dura e diversa, insieme all’adolescenza.

Gelo cammina scalzo, passa la notte a leggere in un caprile a lume di torcia, conosce gli animali dell’isola ed è fermamente deciso a difendere un vecchio muflone dagli attacchi dei contadini dell’isola, convinti che rovini i loro orti e i loro vigneti. Gelo è deciso anche a difendere la propria ruvidezza, il marcare la sua diversità e la sua indipendenza, orgoglioso in qualche modo persino del fatto che tutti lo additino a matto del posto. Finché quella ruvidezza incontra Kate, indipendente e selvatica a suo modo, che non invade, non cerca di mutare, ma cammina a fianco e prende parte, in un breve romanzo di crescita che affianca la riflessione sul modo di essere a quella sul modo di fare, dove fare è in questo caso vivere e convivere negli stessi spazi, essere attenti agli altri, che abbiano due o quattro zampe.

Ho assaporato questo romanzo sorridendo, girandomi in bocca i nomi familiari e pensando alle mie isole, in particolare a Capraia, da dove posso vedere e intuire all’orizzonte i passi dei protagonisti. Penso alla bellezza di certa selvatichezza, ai punti di vista che una piccola isola ti regala, alla misura che ti offre dell’essenziale, a quanto ti fa scarna – nel vento, nella luce e nel sale come nei pensieri -, alla distanza che offre occasione di dare giusta misura. Penso a come certe storie diventino tue, di te lettore che leggi al di là delle intenzioni di chi le ha scritte, perché ci leggi suoni, odori, dimensioni familiari che riconducono a qualcosa di tuo oltre la storia.

Età di lettura consigliata: dai 12 anni.

(recensione a cura di Caterina Ramonda, tratta dal blog Le letture di Biblioragazzi)