LA PORTA
Ji Hyeon Lee
Orecchio Acerbo, 2018

A volte per entrare in un mondo completamente diverso da quello cui siamo abituati a vivere basta una chiave. Altre volte è necessario lavorare molto di fantasia; altre ancora ci si illude di essere altrove e invece siamo proprio laddove siamo sempre stati; altre ci si arriva stringendo, forte, la mano di un amico. Chiudendo gli occhi e poi aprendoli, all’improvviso.
Questa volta basta una chiave. Basta esattamente quella chiave.

Piccola da entrare comodamente nel foro del lucchetto ma abbastanza resistente da essere sopravvissuta indenne al tempo, a giudicare dalle ragnatele che avvolgono la serratura molto lungo, che l’ha dimenticata. Basta esattamente quella chiave lì, indicata dalla proboscide di un moscerino azzurro e rosso. Quella chiave e quella strada, una voluta, un ghirigoro nell’aria e via.

E la mano curiosa di un bambino dallo sguardo stupefatto perché a nessuno, ma proprio a nessuno, quella chiave interessa. Non al signore con l’impermeabile che ha già lasciato la pagina; né alla signora troppo corrucciata per pensare ad altro che ai suoi pensieri; né all’uomo con la valigia, che forse ha un po’ di fretta.

E il passo curioso di un bambino che, chiave alla mano, segue il moscerino rosso e blu, noncurante degli sguardi attorno a lui, tutti cupi, tutti di sbieco, tutti diffidenti. Tutti grigi, anche il bambino è grigio, anche il portone pieno di ragnatele è grigio. In questo mondo che stiamo conoscendo e che ci turba coi suoi sguardi in tralice.

La chiave gira e quello che vediamo attraverso lo spiraglio che si apre è a colori, invece. Colori vivi e strane creature accoglienti che anche quando rimbrottano il bambino per aver battuto contro quella che sembra una chitarra molto costosa, sembrano cordiali.Creature dal becco lungo e rosso che parlano una lingua che comprendo leggendola nei fumetti tondi, un po’ cirillico un po’ arabesco. Che fai lì? Mi chiamo… Hai fame, che coincidenza! stiamo organizzando un pic nic! Vieni! Mi pare dica la piccola becco rosso. Al pic nic ci sono anche gli scoiattoli, hanno portato l’aranciata e parlano una lingua che comprendo, uno po’ arabo, un po’ ghirigoro. Chi? Ma dove? Yuppiiii!Dopo il pic nic c’è la festa di matrimonio della signora drago rosa con il signor essere bassetto e il bambino ha l’occasione di scambiare due parole con il suonatore di viola, non di chitarra, che gli porge la chiave che aveva lasciato cadere e non era riuscito a restituirgli: E tua? Ma no che non ti stavo sgridando! Ecco…

Meraviglioso questo albo di Ji Hyeon Lee. Senza parole, pieno di stramberie, deliziose surrealtà e senso. Meglio lasciarla socchiusa la porta, la chiave nel lucchetto; meglio che si intraveda, ché anche se uno solo di quegli sguardi in tralice cogliesse un po’ di meraviglia sarebbe splendido. Meraviglioso.

Età di lettura consigliata: 5+

(recensione di Barbara Ferraro tratta dal sito AtlantideKids)