LA RIVINCITA – GATHERING BLUE
Lois Lowry
Giunti, 2011

Gathering Blue, tradotto in italiano con il titolo La rivincita, è il romanzo centrale di una trilogia che ha origine con The Giver (pubblicato per la prima volta nel 1993) e si conclude con The Messenger( ultima edizione 2012).
Ambientato in un tempo e in uno spazio che potrebbe definirsi Medioevo prossimo venturo, Gathering Blue racconta la storia di Kira, una ragazzina già orfana di padre, contro la quale il destino non cessa di accanirsi portandole via anche la madre, l’unico brandello di umanità che sino a quel momento l’aveva difesa e sostenuta in una realtà abbruttita dalla povertà e dall’ignoranza.
Il mondo nel quale è nata e cresciuta è un mondo di miserie, in cui vige il predominio del più forte a scapito del debole; in cui i bambini e gli anziani rappresentano un peso per le famiglie, costrette a procacciarsi il cibo e l’acqua con sistemi primordiali. Nel villaggio in cui vive, Kira ha conosciuto presto la cattiveria dei suoi abitanti quando, appena nata, l’avrebbero tolta alla madre per portarla nella Landa, il luogo in cui vengono abbandonati i morti e tutti coloro che vengono considerati non sufficientemente forti per resistere alle fatiche del lavoro: inutili, quindi. Kira è infatti nata con una gambina lesa. Zoppicherà a vita. Inutile creaturina da eliminare. La madre però rifiuta di obbedire a quell’ordine disumano: stringendo a sé la sua piccola, dimostra a tutti con quanta forza il piccolo pugno di Kira si stringe intorno al suo pollice. Quella forza, quell’istintivo diritto di vivere che parte dalle sue minuscole dita rappresenterà, come dice il titolo del romanzo, la rivincita.
Allevata e protetta dall’affetto della madre, che la tiene pressoché nascosta agli occhi di tutti per risparmiarle le umiliazioni cui il suo stato potrebbe sottoporla, Kira scopre sin dai suoi primi anni che le sue mani sono svelte, abili e instancabili nella tessitura, il mestiere che le toccherà fare per guadagnarsi il diritto di vivere nel villaggio. Soprattutto però, le mani di Kira sanno ricamare, un dono raro e preziosissimo che non sfugge al Consiglio degli Anziani, i temutissimi capi del villaggio. Chiamata a vivere nel Palazzo affinchè rammendi e completi il vastissimo mantello del Cantore, sul quale è ricamata la storia dell’umanità prima e dopo la Rovina, Kira ha anche il compito di creare, con le sue sensibili mani, la parte mancante del mantello, ovvero la storia che dovrà essere narrata, a breve, insieme a tutti i suoi colori. Da lei, dunque, dipenderà il futuro e la sopravvivenza del villaggio intero.
Gathering Blue è un romanzo scritto all’insegna della mancanza di colore, in cui personaggi e ambienti sembrano circondati e immersi in tonalità opache, prive di lucentezza, grige come la polvere che si è depositata da secoli su quella società regredita.
Due motivi si intrecciano e si stagliano contro questo scenario scardinandone l’apparente fissità eterna: il legame fra Kira e la madre e il complesso processo di conoscenza cui si avvia la giovane per approdare alla cognizione della verità che sottende alla sua condizione e quella della sua gente, un percorso sofferto ma agito con forza e determinazione. “Il dolore rende cattivi”, dice un giorno Kira alla madre. “Il dolore rende forti”, le risponde la donna. Kira possiede l’arte del ricamo, l’arte del trovare i fili più robusti e sa colorarli, ma sa soprattutto unirli, accostarli, sentirli crescere come immagini complete sotto le sue dita così come sua madre ha saputo far crescere in lei l’immagine della bellezza. I fili sono una metafora di resistenza, di tenacia e coraggio in un mondo privo di compassione. La ricerca del colore blu, il più raro da reperire ed il più necessario a completare il ricamo sul mantello, rappresenta così quella ricerca dell’”oltre”, dell’al di là del male e della distruzione cui l’umanità non potrà mai cessare di tendere. Ed è il coraggio di operare una nuova riscrittura della Storia.
Consigliato dai 14 anni.