MANDELA E NELSON
Hermann Schulz
La Nuova Frontiera, 2010

Una vita povera, semplice. Giorni di famiglia, di scuola. Sentimenti autentici, cementati da gesti quotidiani che includono domande sulla vita, riflessioni sulle differenze. Giochi. Soprattutto “il gioco”. Il gioco del calcio, il gioco del pallone.
Siamo in Africa, Africa orientale, dove il passaggio dei tedeschi dell’impero ha lasciato le sue tracce più recenti e il mercato degli schiavi quelle più lontane.
Neri d’Africa, di Bagamoyo, piccolo centro nelle vicinanze di Daressalam, quasi di fronte all’isola di Zanzibar, in una insenatura della costa sull’Oceano Indiano. Neri ragazzini, bambini di undici, dodici anni. Come Nelson e Mandela, gemelli che, con il loro nome, rendono omaggio al presidente nero del Sudafrica, premio Nobel per la pace.
Nelson è il capitano della squadra dei ragazzini di Bagamoyo, Mandela sua sorella, il difensore più pericoloso. E’ Nelson che per primo sa dall’allenatore dell’arrivo della squadra italiana, che li sfiderà in una partita di calcio davvero memorabile. La vita a Bagamoyo cambia. Lo racconta Nelson, voce fresca, sensibile, ironica, protagonista della storia. Arrivano i bianchi. Quelli che in confidenza, loro, i ragazzini neri, chiamano “sacchi di patate”, buscandosi qualche scappellotto (che, per caso, vi mettete ad essere razzisti?).
C’è da preparare un campo, addirittura un campo internazionale. Chi, loro? Preparare un campo? E chi l’ha mai visto un vero campo. Panico. Una rapida rassegna dei componenti della squadra dice a Nelson quello che da sempre sa.
La loro non è proprio una squadra. Sono amici, bambini che lavorano, come succede purtroppo dalle loro parti, e a scuola ci vanno quando possono. Non tutti hanno una mamma come la mamma di Nelson e Mandela che vuole che i suoi figli a scuola costi quel che costi vadano. Così c’è da vedere come fare con Said, il pulitore di pesci, il miglior libero, impegnato però con una famiglia che del suo aiuto non può fare a meno o con Yacobo, il pescatore di calamari, un portiere formidabile, da tenere sempre a freno con il suo appetito e i suoi bisogni. Non c’è disciplina che tenga per ogni componente della squadra.
E’ che tutti sono diversi. Neri e diversi. Maschi e femmine. Musulmani e protestanti. Provengono da varie popolazioni (Wasaramo, Wasukuma, Wakerewe, Wagogo, Wanyamwezi…). Hanno un unico cemento che li unisce: il gioco del pallone. E su quello conta di far leva Nelson.
Dove non ci sono regole, si fissano le regole, dove non c’è un campo, si costruisce con i mezzi che si hanno un campo. Dove non c’è un allenatore vero, si cercano allenamenti, perlomeno dritte sulla tattica del campo e la psicologia del giocatore, presso il campione famoso nato in loco. Si cavilla persino sul regolamento internazionale, che non dice no, Nelson s’è informato, che nella squadra non possano convivere maschi e femmine.
Un ultimo riscontro, prima della partita decisiva è dovuto al capitano africano e alla sua squadra. Un faccia a faccia con i temuti avversari della provincia di Milano, Italia. Ed è una sorpresa. Neanche la più importante delle molte che verranno.
L’allenatore Giulio presenta la sua squadra: Paolo è di Rho, Pietro che gioca in difesa e Antonio in attacco sono di Segrate, veri ragazzoni lombardi, c’è anche Nicola di Reggio Emilia, e ci sono Mohamed, che sta in porta e Hassan, ala destra, che hanno origini marocchine; Marco, il loro capitano ed attaccante, vive in Italia ma viene dal Congo. Anche loro sono una squadra mista, come la squadra di Nelson. La partita ora può cominciare.
Sarà emozionante come una scoperta inattesa. Ricca di colpi di scena fino alla fine. Entrate regolamentari e anche non regolamentari alimenteranno la suspense, la tifoseria, la felicità di giocare per giocare e il sentimento di stare in un posto dove tutti possono avere posto.
L’autore del romanzo si chiama Hermann Schulz (1938) è nato in Africa orientale tedesca. Profondo conoscitore dell’Africa, i suoi libri per ragazzi sono spesso ambientati in questo continente.