PERSIDIVISTA.COM
Marie-Aude Murail (trad. Federica Angelini)
Giunti, 2017

Un titolo strano, complicato, forse non proprio accattivante. L’originale era “L’assassino con la cravatta”, molto più diretto nel far cogliere al lettore almeno il genere che si sarebbe trovato ad affrontare. Una copertina che, al primo impatto, a me (ma non solo a me) ha fatto esclamare: “Che brutta!”

Vale la pena di leggere l’ultimo romanzo di Marie-Aude Murail pubblicato in Italia? Certo. Per tre motivi e una sorpresa, che ci farà capire perché il titolo complicato e la copertina brutta siano, in realtà, azzeccatissimi, (ma i lettori della Murail lo dovranno scoprire da soli perché su questo non vi rivelerò nulla).

La scrittrice francese ha abituato già da tempo i suoi lettori alla sua capacità di affrontare tanti temi in un solo romanzo. Temi di attualità, temi senza tempo, temi leggeri, temi complessi. Non sorprende quindi che persidivista.com, romanzo uscito nel 2010 in Francia ma pubblicato solo lo scorso maggio in Italia, riesca a fondere in una trama gialla perfettamente organizzata un racconto sulla complessità del rapporto padre-figlia, sulla difficoltà di superare un lutto, sull’assurdità e il pericolo della giungla che conosciamo con il nome di social media.

Ci sarebbe moltissimo da dire su questa “nuova” storia della scrittrice francese, ma il vero gioiello contenuto in questo libro è un altro, quindi mi limiterò a dare tre motivi per leggere il testo che inizia a pagina 5 e si conclude a pagina 201.
1) Perché (ri)troviamo la Murail dickensiana, che sa mettere in scena un numero consistente di personaggi, tutti indispensabili nel dare alla storia il loro contributo, il loro “ingrediente”, la loro peculiarità. Fantasmi del passato si incrociano ai pericoli del presente. La tensione è in crescendo, la curiosità del girar pagina è assicurata, ma ripensando a ogni singola pedina che si muove su questa grande scacchiera, si percepisce un disegno e una riflessione molto più ampia di quanto venga suggerito dalla semplice “trama gialla”.
2) Perché ritroveremo il suo umorismo, la sua capacità di farlo spuntare come un germoglio anche dall’amarezza.
3) Perché in questo libro troviamo i semi di Sauveur et fils, la serie che Marie-Aude Murail sta attualmente scrivendo, i cui primi tre (bellissimi) volumi sono già usciti in Francia e che si spera possano arrivare presto anche da noi. Chi ha amato Miss Charity e Oh boy!, si prepari a rimanere di nuovo affascinato, intenerito, incuriosito, emozionato, spaventato, turbato, consolato e un altro milione di cose che scaturiranno dalla serie ancora in via di scrittura. Intanto, in questo romanzo, godetevi la crescita di Ruth che una volta al mese incontra la sua psicologa, la dolce sorellina Betsabée nella fase più buffa, spontanea e acchiappa affetto dell’infanzia, i tormenti di papà Martin Cassel, che ha decisamente troppi segreti, troppe responsabilità, troppe perdite e troppo dolore sulle spalle. Quelle spalle le ritroveremo in futuro, in un oceano di ragazzini, problemi, amori, tragedie, umorismo e criceti. Saranno ancor più spettacolari.

E dopo una storia più che godibile si arriva a pagina 205. Il gioiello.

Probabilmente non tutti apprezzeranno il “Diario di bordo” della scrittrice. Probabilmente non interessa a tutti sapere per filo e per segno come sono nati i personaggi, come si decide di usare i canoni di un genere piuttosto che quelli di un altro, le idee sbocciate e appassite, l’apparizione e la soppressione di molti personaggi. Forse i backstage non fanno per tutti, ma è sicuro che l’opportunità che ci viene data da Marie-Aude Murail è unica. Con una generosità rara e preziosa, l’autrice racconta il percorso che l’ha portata a scrivere questo libro. Un percorso di ricerche e riflessioni che vanno molto al di là della scelta di un tema e delle classiche regole da corso di scrittura. La Murail non ci apre solo la porta del suo studio, butta giù un muro sulla sua anima e ci dice per un po’: “Prego, entra”. Ovvio che ognuno abbia i suoi gusti, ma per chi ama questa scrittrice, per chi si interessa di editoria, questa opportunità è inestimabile, anche se a volte dolorosa.

“La mia capacità di dimenticare sfiora l’Alzheimer. Tutto ciò che immagazzino attualmente andrà in fumo appena mi interesserò ad altro. Non sarò mai una persona colta. Too bad!”

E ti ritrovi a chiederti se l’hai scarabocchiato tu, o se davvero possa averlo scritto lei. Quella con un centinaio di pubblicazioni, un incommensurabile numero di premi e traduzioni e la Legion d’onore.

“I miei vecchi tormenti che tornano quando consegno un romanzo, un altro, e so che non basta, non basta affatto, e allora devo rimettermi a lavoro al più presto. Sono vicina a chiedermi che senso abbia scrivere, ci sono tanti libri, tanti scrittori.”

“L’ambizione mi consuma, poi arriva l’abbattimento, una certa rabbia per essere nata in questo Paese che non mi piace per niente, anche se sono fiera della mia cultura, della mia lingua”.
“Mi sono accorta che cerco di far passare qualcosa, non necessariamente un messaggio con ciò che questo implicherebbe in certezze, ma qualcosa che è in me (…) è il senso che cerco, il senso della vita o della mia vita. Ho a volte detto ai ragazzi che “la felicità è sapere cosa fare della propria infelicità”.”

Ma ci sono molti altri frammenti di un’anima grande in questo diario, frammenti che sono finiti nella storia che va da pagina 5 a pagina 201. Non ho nessuna intenzione di anticiparli qui. Come tutte le pietre preziose, vanno cercati con amore, fiducia e pazienza.

Età di lettura consigliata: 12+

(recensione a cura di Livia Rocchi, tratta dal blog Book Avenue)