POEMARIO DI CAMPO
Alonso Palacios, ill. Leticia Ruifernández (trad. Francesca Lazzarato)
Orecchio Acerbo, 2017

Lampi, visioni, guizzi, istantanee.
Piccoli grandi attimi di vita naturale immortalati in minuscole poesie – in italiano e spagnolo – e in delicatissimi acquerelli galleggianti nel bianco del foglio, eterei, eterni.
Poemario di campo, ennesima pietra preziosa della casa editrice Orecchio Acerbo.
Dalla copertina (incantevole!), al formato (insolitamente rettangolare), al cofanetto (ancora più incantevole!), alle pagine generose (più di 90!), alla doppia lingua italiano-spagnolo (sempre affascinante addentrarsi nelle traduzioni), ecco tocchiamo, osserviamo, avvertiamo una rara grazia.
L’armonia tra le componenti del libro non potrebbe essere più completa: non c’è bellezza estetica che non si sintonizzi con la bellezza dei ritratti di natura.
Siamo in un campo e come cercatori di tesori gli autori spagnoli raccolgono o meglio colgono in questa miscellanea – un poemario appunto – dieci insetti, dieci alberi, dieci fiori e frutti, dieci uccelli.
Un campo! Parrebbe così volgare, non certo teatro di poesie e meraviglie, il campo. Ma chi, come noi, è solito frequentare i campi in lente passeggiate non si stupirà di vederlo qui nobilitato a grande microcosmo in cui tutto vi abita con presenza e bellezza.
Facilmente in queste pagine ritroverete ciò che la natura, anche in un semplice campo, sa esprimere: l’eleganza (“L’arancia nuda / è simmetria perfetta, / ogni spicchio una luna / e in ogni fetta un sole / per chi lo vuole”; “Con un filo di seta / il ragno tesse / trappole e sogni, / menzognere promesse”), la delicatezza (“Punteggiata di rosso / la campagna ha il morbillo. / Ma no, sono i papaveri / sparsi tra campo e fosso”; “La rondinina / è un sospiro nel vento, / come la mia bambina”); l’equilibrio (“La farfalla un po’ vola / e un po’ si posa: / la sua carezza va / di rosa in rosa”; “Saltimbanco acrobatico, / ha per zampe due seghe: / è immobile ed estatico, / ma salta se ti vede”), la discreta tenacia (“Senza far polvere, / senza rumore / di voci e passi, / disegnano il sentiero / le formiche / tra l’erba e i sassi”; “Ruvida è la carezza / del fico, ma l’attesa / è piena di dolcezza”), il fascinoso mistero (“Fugge lo scarabeo / è bravo chi lo piglia: / lo vedete, è una biglia / con la gobba”; “Che torto hanno patito / queste povere ortiche / per sputare veleno / contro le mani amiche?”); la musicalità (“Da uno stagno vicino, / la rana offre il suo canto / al pellegrino”).
E poi ancora passeri, gabbiani (il campo in Spagna può essere molto diverso dal nostro emiliano!), cipressi, more, salici, merli, cicogne, api…
Commuovono i luminosissimi acquerelli di Leticia Ruifernández (l’abbiamo già amata in questo altro piccolo libro ricordate?), disposti insieme alle parole scritte in piena libertà nelle tavole proprio come gli elementi naturali ritratti, un po’ alla rinfusa, come colti spontaneamente, o semplicemente notati nel campo, ora qua ora lá.
E tutto ciò che ha illustrato, Leticia l’ha osservato dal vivo, come si racconta in postfazione, dopo che Alonso le ha consegnato più di 100 poesie! Ciò che non ha potuto conoscere bene dal vivo, non è stato inserito, al contrario lei stessa ha suggerito ad Alonso forme di vita incontrate per strada. Insomma, un libro sentito e vissuto davvero.
E dunque cogliamo questo implicito invito degli autori, usciamo! Guardiamo, annusiamo, cerchiamo, osserviamo, scopriamo, tocchiamo dal vero tutte queste bellezze. A cos’altro possono invitare tutti questi meravigliosi libri divulgativi se non a immergerci nella natura e conoscerla davvero?
Portiamo il Poemario a zonzo nelle passeggiate domenicali per i campi, conosciamo la natura, quella apparentemente più povera e insignificante, aguzziamo la vista, con calma e pazienza, e quando avvisteremo qualcosa, cerchiamo nel libro la poesia e la scheda di riferimento. Già, perché a corredo delle Poemario, raggruppate in tavole finali, ogni pianta e animale è descritto in una precisa nota scientifica, per soddisfare la curiosità di chi vuole andare oltre le belle suggestioni.
Ma teniamolo aperto anche acolazione, quelle pagine sorridono alla giornata.
E a scuola, leggiamolo, usiamolo.
Infine, sussurriamolo, al tramonto, stesi su un prato.

Rendiamo quotidiana la poesia dei piccoli incanti di natura.

Età di lettura consigliata: 8-99

(recensione tratta dal blog Galline volanti)